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INDIA

Un comunista alla guida della più grande democrazia del mondo

Somnath Chatterjee, del Partito Comunista Marxista, presidente della Camera Bassa Indiana

L’India è la più grande democrazia del mondo, con oltre un miliardo di abitanti. Che vanno a votare – pure – a differenza degli statunitensi, che eleggono il loro presidente-imperatore del mondo con un 25% scarso dell’elettorato.
Quest’anno, dopo alcuni anni di sgoverno da parte della destra nazionalista, fascistoide ed iperliberista del Bjp, gli indiani hanno deciso di tornare al governo del Congress, il partito dell’indipendenza, di Gandhi e Nehru, del non-allineamento sul piano internazionale e dell’economia pubblica pianificata sul piano interno (almeno fino agli anni più recenti, quando il moderatismo epidemico ha colpito gran parte dei progressisti del pianeta).
Si tratta di una scelta di pace, importantissima sul piano internazionale, vista la continua conflittualità con il Pakistan, alimentata soprattutto dagli interessi delle superpotenze (ed oggi degli Usa), con il pericolo costante di un conflitto nucleare.
E si tratta di una scelta contro le privatizzazioni economiche, contro la svendita del patrimonio economico nazionale, contro l’intolleranza politica e religiosa, contro il settarismo e contro l’oppressione di casta.
Tutte cose che parlano anche alla politica del nostro paese. I comunisti, con 64 seggi al Parlamento indiano, sono diventati forti come non mai, ed elemento indispensabile per la nuova maggioranza.
E’ così che Sonia Gandhi ha proposto (ed il Parlamento approvato) che il nuovo presidente della Camera Bassa sia Somnath Chatterjee, del Partito Comunista Marxista, il più forte dei tre partiti comunisti del subcontinente.
Il Pcm governa da più di trent’anni il Bengala Occidentale, lo stato di Calcutta (stato grande più dell’Italia) ed ha realizzato una riforma agraria che ha sollevato dalla miseria più nera milioni di contadini, costituendo un modello per i miliardi di diseredati dell’Asia ed impedendo l’urbanizzazione di milioni di poveri nei ghetti della capitale (cosa che invece è fenomeno generalizzato per tutte le metropoli del Sud).
La nomina del compagno Chatterjee dimostra (così come la presenza dei ministri comunisti nel governo sudafricano ed in quello brasiliano) come la costruzione di prospettive di pace, di convivenza e di benessere, e la fuoriuscita dal dominio del turbocapitalismo globalizzato, siano possibili solo grazie ad una radicale svolta a sinistra. Quella che ci aspettiamo anche noi dalle prossime elezioni europee ed amministrative.